Dettagli dell’incontro

Data:   22 - 23 Giu 2017

Indirizzo: Molenbeek


Bruxelles/Molenbeek – Resoconto dei lavori 

22/23 giugno 2017

1 .Così come da o.d.g. l’incontro è stato aperto da Sarah Tourine (Assessore Affari sociali e Migrazioni) che ha presentato un quadro della situazione migratoria in Belgio, dall’ondata degli anni ‘60 (in maggioranza italiana)a quella (a prevalenza turco/magrebina) degli anni ’70  e ’80 sino ai più recenti arrivi  dall’Europa dell’Est e dall’ Africa Centrale. Due gli specifici approfondimenti, il primo relativo alla  particolare situazione della Municipalità di Molenbeek, la più densamente popolata della capitale,collocata praticamente al centro di Bruxelles tra un canale e la ferrovia (meglio conosciuta come la zona del croissant pauvre),caratterizzata infatti dagli indicatori sociali e culturali  più bassi del territorio,con una popolazione di immigrati giunti alla Terza/Quarta Generazione,in larghissima maggioranza magrebina. Il secondo approfondimento ha riguardato alcuni nodi irrisolti (scuola,lingua, lavoro) di un processo di integrazione che alla luce del radicalismo fondamentalista che ha connotato proprio gruppi di giovani ed adulti di Molebeek,  mostra  palesemente come qualcosa non abbia marciato come avrebbe dovuto.

Ad integrazione della presentazione di Sarah Tourine,  Delphine Michel dello  European Institute of Peace  ha illustrato  una ricerca  di campo (con questionari e testimonianze privilegiate) che ha consentito di mettere a fuoco condizioni e percezioni degli immigrati presenti sul territorio comunale.

A seguire  una visita presso la sede dell’Organismo LES ( Lutte contre l’exclusion sociale) ha consentito di approfondire  la conoscenza del  territorio e della  struttura di appoggio della Municipalità.

L’approfondita discussione dei Partner  sull’insieme delle conoscenze ricavate dalle presentazioni e dalla visita diretta delle strutture operative, si è concentrata sull’insieme del sistema di welfare belga che ha mostrato una sua efficacia di fronte alla crisi economica (impedendo un drammatico aumento della povertà) ma che si intende migliorare su alcuni snodi chiave come  scuola, lingua, professionalità,  condizione della donna, ecc. .)

Nel complesso la  discussione ha portato ad una valutazione condivisa di un processo di integrazione che in Belgio (ma in realtà anche in altri paesi europei)  pare avere deluso sul piano sociale  le aspettative di una Seconda generazione  (che a sua volta ha alimentato le frustrazioni della Terza)e sul piano culturale sembra avere favorito un preoccupante ripiegamento identitario.
2. Per il secondo punto all’o.d.g. relativo alle Seconde/Terze Generazioni Carla Barbarella per Alisecoop ha introdotto una serie di riflessioni su identità, senso di appartenenza e conflittualità delle giovani generazioni musulmane. Ha sottolineato in apertura come pregiudizi,luoghi comuni,paura del diverso abbiano prodotto un cedimento,una frattura nell’identità dei giovani musulmani di Seconda/Terza  Generazione alla ricerca di un’identità solida e definita. Ha continuato ponendo ai Partner l’interrogativo  del perché di fronte ad una situazione che sembra connotare quasi tutti i paesi dell’Europa comunitaria,  la società, le istituzioni,le comunità religiose non abbiano attivato  tutti gli strumenti necessari a rendere possibile  un reale percorso di integrazione o almeno del perché  il percorso avviato sembri  essersi arrestato ed in molti casi avere fatto dei passi indietro, facendo registrare quel preoccupante percorso di ripiegamento identitario già discusso esaminando  la situazione del contesto belga e dei drammatici fenomeni determinatisi in particolare a Molenbeek.

Si è aperta una approfondita discussione che si è incentrata sulla insufficiente conoscenza dei problemi identitari delle giovani generazioni da parte di molti paesi di accoglienza e di conseguenza sull’inadeguatezza delle risposte,fattori che stanno così minando la costruzione del vivere insieme e generando drammatiche tensioni. La complessità e la difficoltà dell’accettazione dell’altro, favoriscono infatti   lo svilupparsi di identità difensive che rigettano spesso, con episodi violenti, il proprio disagio e la propria “inadeguatezza”.

Si è convenuto sul fatto che tali  comportamenti sono alla base di incomprensioni, ostilità, conflittualità per superare i quali si impone di ricercare il dialogo e le risposte giuste, con un confronto paritario  che consenta di contribuire  a trovare le motivazioni e gli strumenti per correggere o consolidare i  processi di integrazione. Si è ritenuto che, pur nell’impossibilità di suggerire  concrete  soluzioni al problema,una indicazione utile potesse  essere quella di non limitarsi a  progetti a prevalente carattere sociale ma di integrarli sostanzialmente  con interventi culturali che impegnino  tutti in un progetto solidale, capace di tenere insieme diritti e responsabilità degli individui, diritti e responsabilità delle comunità. Occorrono ovviamente  modalità di interlocuzione innovativa finalizzate al pieno e reciproco riconoscimento di giovani e meno giovani, uomini e donne che abitano da tempo, da poco o anche solo transitoriamente, lo stesso territorio. Questo perché è essenziale attivare la maggiore consapevolezza possibile sulla necessità di “includere” gli individui che vivono sullo stesso territorio e che contribuiscono  a sviluppare ricchezza, lavoro, socialità, prossimità, a prescindere dalle iconografie culturali che li accompagnano.

3. Si è poi ripresa l’analisi degli inputs  della Municipalità di Offenbach presentati a Madrid  per la delineazione di una Buona Pratica centrata sull’attivazione di un processo democratico di ascolto/coinvolgimento degli  immigrati, finalizzato a creare le condizioni di una effettiva interrelazione/comunicazione sugli sviluppi del processo di integrazione. E’ stato ricordato  in apertura da Ana-Violeta Sacaliuc, coordinatrice del Programma WIR – Wegweisende Integrationsansätze Realisieren” dello Stato di Hessen, che al centro del coinvolgimento sono state  individuate le associazioni di immigrati, formalmente riconosciute e consapevoli del ruolo di rappresentanza loro attribuito. E’ stato peraltro richiamato come si sia dovuto attivare  un percorso di crescita o se si vuole di “professionalizzazione” di tali associazioni su molti piani (politico,legale, finanziario ecc) per rendere loro possibile una effettiva interlocuzione. Così come è stato necessario  organizzare iniziative, conferenze, incontri che le presentassero all’opinione pubblica nella loro veste di interlocutori attivi e riconosciuti. Nello specifico è stato sottolineato come si sia dovuto  lavorare  sul concetto di coproduzione  così come si è sviluppato negli anni ’90, quando si faceva riferimento al concetto di enabling  society non ad essere  solo cittadini ma ad essere partner attivi. In grande sintesi un lungo lavoro sintetizzabile in: ascolto, mutuo riconoscimento, empowerement, partecipazione, pianificazione  con e non per, produzione di  welfare condiviso.

Il percorso attivato è stato ulteriormente discusso dai Partner che hanno a conclusione prospettato alla Municipalità di Offenbach di inquadrare attività, percorsi e modalità nello schema di Buona Pratica indicato dal Progetto europeo in corso.

A seguire un interessante incontro alla Maison des Femmes.

4. Si è infine accolto, a conclusione dei lavori, l’invito alla visita della sede della start up denominata MolenGeek. E’ con grande interesse che i Partner hanno ascoltato la “storia “ e lo sviluppo di una start up creata  da giovani di Molenbeek per incoraggiare l’imprenditorialità ,nel pieno rispetto delle diversità culturali, delle differenze di genere, dell’approccio intergenerazionale e delle competenze.
A conclusione dei lavori,  si è confermato il successivo incontro a Perugia il  21/22 settembre 2017 sul dialogo interreligioso.

Immagini dell’incontro a Molenbeek



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