Dettagli dell’incontro

Data:   21 - 22 Set 2017

Indirizzo: Corso Vannucci, 96 - Perugia


Perugia – Resoconto dei lavori

21/22 settembre 2017

1. Come previsto in fase progettuale e confermato nell’incontro di Bruxelles, la sessione tenuta a Perugia il 21/22 settembre ha posto al centro della discussione la questione del se e come sia stato garantito nei sei paesi Ue di riferimento (in quanto fattori determinanti di un effettivo processo di integrazione) il riconoscimento ed il rispetto di ciascuna componente etnica nelle sue diversità culturali e religiose.
Sebbene gli incontri progettuali abbiano mostrato come ovunque siano stati implementati soddisfacenti sistemi di welfare, non sembra invece che sia stata compiutamente realizzata una effettiva equiparazione tra immigrati ed autoctoni. Questa distanza che è al contempo culturale e sociale spiega, almeno in parte, il malessere di tanti giovani di Seconda/Terza/Quarta Generazione, che aspettative disattese spingono alla ricerca di un’identità antagonista (spesso anche per alcuni ad una pericolosa radicalizzazione), capace di colmare la doppia assenza del non sentirsi né pienamente appartenenti alla società in cui vivono, né a quella di provenienza dei genitori.
Peraltro, in tale malessere si ritrova spesso il mancato riconoscimento di una specifica identità religiosa. Tale mancanza sembra sottovalutare il ruolo assunto proprio dalla religione nella società contemporanea e non prendere in conto il fatto che, al contrario, il riconoscimento ed il rispetto della appartenenza religiosa di ciascuno può dare un contributo importante al miglioramento dei rapporti tra gli uomini, ad un percorso di scoperta reciproca, ad una collaborazione tra società, culture e religioni e, non da ultimo, ad una condivisione della centralità dei diritti-doveri del cittadino.
Di fatto, l’avere sostanzialmente privilegiato una dimensione per lo più strutturale dei processi di integrazione, non ha consentito di sviluppare adeguatamente politiche ed interventi atti a promuovere spazi e canali di dialogo per contrastare l’insorgere di conflitti suscettibili di minare quel bene comune che è la coesione sociale. E questo proprio quando lo sviluppo ed il consolidamento di un dialogo che coinvolga laici, fedeli di differenti comunità religiose, immigrati ed autoctoni, sta mostrando di poter essere un utile fattore di condivisione e quindi di integrazione.
Questa una breve sintesi delle considerazioni di apertura di Carla Barbarella (Aliseicoop), cui è seguito il benvenuto ai partecipanti da parte di Alessandro Vestrelli in rappresentanza della Regione Umbria e di Cristina Papa per l’Università di Perugia.

2. “Perché e come il dialogo interreligioso” è stato il tema di apertura dell’incontro del 21 settembre, presentato da Alex Koensler che ha introdotto i contenuti del lavoro realizzato in collaborazione tra Aliseicoop, l’Università di Perugia e la Regione Umbria nell’ ambito di tre progetti FEI- Ministero Interno/UE.
Con una brevissima analisi di contesto, il relatore ha illustrato il crescente mosaico di fedi presenti sul territorio umbro e motivato la riflessione sul forte valore aggregativo che la religione riveste per molti immigrati e, più nello specifico, su quanto conti l’appartenenza religiosa nel percorso migratorio; quali forme assuma la religiosità nel paese di accoglienza; quali siano gli spazi per relazioni positive tra fedeli di differenti comunità religiose, comprese le autoctone. Ha successivamente sottolineato come dall’analisi di contesto sia risultata evidente la necessità di stimolare attraverso il confronto e lo scambio tra fedeli italiani ed immigrati (anche di differente provenienza geografica oltreché religiosa) una maggiore attenzione all’ascolto, alla disponibilità verso l’altro, al passaggio dal pregiudizio, al rispetto, alla socializzazione.
Ha seguito la presentazione dei contenuti di quella che sul territorio è stata considerata una Pratica di dialogo interreligioso intesa a promuovere il miglioramento dei rapporti interetnici, la coesione sociale, la effettiva integrazione della popolazione immigrata. Si è richiamata l’attenzione sull’asse portante della Pratica, consistente nel considerare l’appartenenza religiosa non come uno spazio chiuso, ma al contrario come un contesto aperto in cui ciascuno deve poter riconoscere la validità dell’ambito altrui. Si è fortemente sottolineato come i saperi religiosi e culturali non possono essere considerati come “valori in sé”, ma di come al contrario si debbono tenere in conto i singoli portatori delle pratiche religiose (fedeli e ministri di culto), come attori socio/politici in movimento all’interno di un campo di forze in continua evoluzione, dove si intrecciano saperi culturali e religiosi, opportunità politiche, limiti strutturali.
In sostanza, le dinamiche identitarie e religiose non sono state considerate un “mosaico di comunità”, ma piuttosto una rete dinamica di relazioni in continua evoluzione, attraversata da molteplici forme di appartenenza e sensi di identità.
È stata di seguito illustrata la metodologia specifica della Pratica, costruita su alcuni elementi portanti: a. l’approccio relazionale, che ha fatto ricorso a concetti fluidi di categorie identitarie per esprimere al meglio la pluralità dei differenti gruppi sociali o culturali; b. l’astrazione di ciascuno dal proprio quadro concettuale per superare pregiudizi nei confronti di altre forme di socialità o appartenenza; c. la costruzione di spazi comuni e reti orizzontali per facilitare il dialogo tra gruppi diversi o invisibili (comunità religiose, fedeli, istituzioni, amministrazioni); d. la promozione di relazioni personali ed un ascolto attivo per affrontare questioni che riguardano tutti, non solo la singola comunità o il singolo credente; e. forme di solidarietà non solo tra singoli ma con soggetti e comunità differenti.
Con questo approccio metodologico sono state implementate iniziative, eventi, incontri, seminari, scambi/confronti su tematiche anche molto controverse, nonché dibattiti con modalità non tradizionali. A titolo esemplificativo il relatore ha ricordato: -incontri con i ministri di culto delle differenti comunità religiose su tematiche generali e specifiche per attivare relazioni e contatti tra confessioni storicamente presenti ed altre di più recente presenza; – incontri con i fedeli presso i differenti luoghi di culto finalizzati alla reciproca conoscenza di aspetti rituali, modalità di culto e di socializzazione;-partecipazione a feste religiose delle diverse comunità presenti come mezzo privilegiato per sviluppare il rispetto e la condivisione; – iniziative di approfondimento destinate ai rappresentanti delle comunità e leader religiosi per una riflessione sul modo in cui le diverse comunità, sono approdate ad un percorso di orientamento e accompagnamento dei fedeli immigrati all’esercizio dei diritti/doveri della società di approdo;- Tavole rotonde specificamente rivolte alle Seconde/Terze Generazioni mirate ad una analisi/dibattito approfonditi sul modo in cui si confrontano con le confessioni alle quali aderiscono i loro genitori; – Tavoli di discussione sui percorsi di radicalizzazione; – analisi e riflessioni sullo specifico contenuto dell’Islam cosiddetto Italiano;- numerose e regolari iniziative con le scuole di ogni ordine e grado sulla questione specificamente italiana dell’ora di religione a scuola.
Queste attività sono tutt’ora in corso con il costante coinvolgimento di guide religiose, fedeli di differenti comunità, rappresentanti di associazioni, amministrazioni, istituzioni e continuano a far emergere dall’invisibilità i gruppi presenti sul territorio. Da sottolineare la presenza attiva dei giovani di Seconda/Terza Generazione in particolar di fede islamica, ma più in generale di soggetti singoli o di nuclei familiari che spesso vivono in uno stato di semi invisibilità, così come il forte coinvolgimento di molti laici, o più in generale di persone che non si incontrerebbero mai senza lo stimolo di alcune delle attività implementate.
Di seguito, Maria Teresa Terreri, presidente di Cidis Onlus (Partner di progetto) ha moderato un approfondito dibattito che ha fatto emergere molte richieste di approfondimento, interrogativi sull’impatto durevole e sui risultati concreti del lavoro intrapreso, dubbi sulla possibilità di trasferire ad altri contesti l’esperienza specifica della Pratica.
Si è concluso infine il dibattito sul fatto che pur essendo i contesti migratori dei paesi di riferimento molto differenti tra loro, maggiori indicazioni sulle attività sviluppate con la Pratica e sui risultati ottenuti, potrebbero consentire una valutazione più approfondita sulle possibilità della sua modellizzazione.
Aliseicoop si è impegnata a far seguire ulteriori e motivate argomentazioni anche in relazione a indicatori di realizzazione e di impatto regolarmente acquisiti per ognuno dei tre progetti FEI rendicontati alla Unione europea ed al Ministero Interni italiano.
Peraltro, la discussione e gli scambi tra e con i Soggetti esteri sono continuati nel corso della cena conviviale presso il Centro Culturale Islamico di Perugia cui erano presenti un gran numero di fedeli musulmani (di differenti continenti), fedeli di altre confessioni del territorio, rappresentanti di istituzioni, amministrazioni, associazioni ed organismi del Terzo Settore.

3. In stretto collegamento con la Buona Pratica di dialogo interreligioso, l’incontro del 22 settembre si è aperto con la presentazione del Progetto di legge approvato nel mese di luglio dalla Camera dei deputati italiana finalizzato alla prevenzione della radicalizzazione jihadista. Come arrestarla e con quali soluzioni?
Questa la sfida posta a fondamento del progetto di legge che punta al contrasto del fenomeno attraverso iniziative di prevenzione culturale (da affiancare ovviamente ai servizi di intelligence e di controllo del territorio esistenti).
È stato sottolineato come sin qui l’Italia paia essere stata risparmiata dal terrorismo e ne sono state indicate alcune ragioni, tra le quali sicuramente la presenza di apparati di sicurezza e di intelligence che esercitano un forte controllo sul fenomeno. Nello specifico tuttavia si è sottolineata una sorta di “ritardo italiano” rispetto alle dinamiche in atto in paesi come Francia, Gran Bretagna e la stessa Spagna. In Italia infatti non è ancora presente un numero elevato di appartenenti alle Seconde/Terze Generazioni, quelle di fatto più problematiche sul versante della radicalizzazione.
È stato specificato come il focus del progetto legislativo si fondi sul fatto che il fenomeno della radicalizzazione si possa combattere anche sul terreno delle idee, vale a dire con iniziative di “prevenzione culturale” come è precisato in dettaglio negli articoli della legge (cfr. nota di presentazione allegata al programma dei lavori). Anche su impulso della Unione Europea (risoluzione del 25/11/2015) l’Italia intende dunque muoversi sul terreno della prevenzione culturale nella convinzione che essa possa permettere di contenere il fenomeno.
L’idea di fondo è quella di prevenire la radicalizzazione con strumenti diversi da quelli soltanto repressivi, di puntare piuttosto su forme soft che non di hard power, in altri termini di diffondere (a scuola, nelle carceri, in famiglia, nei social media) la conoscenza della effettiva realtà culturale e religiosa dell’Islam in una società che si vuole plurale. Se la prevenzione di polizia e l’azione di intelligence debbono avere come oggetto i soggetti già radicalizzati, la prevenzione deve invece riguardare quei segmenti di popolazione ritenuti potenzialmente a rischio, come i giovani o i detenuti nelle carceri.
Con questa linea di azione il progetto di legge individua come terreni privilegiati di contrasto culturale alla radicalizzazione il mondo della scuola e quello delle carceri. Si ritiene molto importante trasmettere a scuola una “contro/narrazione” che consenta ai giovani (in specie musulmani) di percepire la natura e i caratteri della propaganda jihadista, così come intervenire con operatori esperti nelle carceri che contrastino e demistifichino anche le distorsioni teologiche alimentate da un falso messaggio radicale.
La legge pone molta attenzione ai giovani studenti ed alle seconde generazioni e lo fa prevedendo finanziamenti rilevanti e formazione nel campo della conoscenza e della didattica interculturale, sollecitando le reti scolastiche a servirsi di docenti formati in università o scuole di alta specializzazione. Quello delle competenze è infatti uno dei cardini del progetto di legge. È previsto che i Ministeri stessi istituiscano attività di formazione per il personale di polizia locale, di docenti e dirigenti delle scuole e delle università di operatori di servizi sociali e socio sanitari.
Il motore/cervello di tutto il dispositivo legislativo sarà una cabina di regia che dovrà varare un Piano nazionale di prevenzione.
Di seguito, si è aperto un approfondito dibattito che ha permesso ai partecipanti di approfondire la conoscenza del progetto legislativo presentato, ma anche di essere reciprocamente informati sulla situazione esistente nei differenti paesi di riferimento, sull’assenza nella maggioranza dei casi di una normativa nazionale e sui tanti interrogativi e limiti che comunque si pongono in relazione ad interventi così delicati e complessi. Si è convenuto infine di pubblicare sul sito web del progetto il testo che sarà definitivamente approvato della legge esaminata.

4. In occasione dell’incontro, in apertura di ciascuna sessione, è stato fatto il punto della evoluzione dei lavori dei precedenti incontri per on perdere il filo conduttore dei differenti temi trattati.
Infine, a conclusione dell’incontro, è stato confermato l’appuntamento di Marsiglia il 30 novembre e primo dicembre.

Immagini dell’incontro il 21/22 settembre a Perugia

Immagini della cena in moschea in occasione della presentazione del “Perché e come il Dialogo interreligioso”

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Perché e come il dialogo interreligioso

Giovedì 21 – venerdì 22 settembre 2017

Sala Fiume, Palazzo Donini, Corso Vannucci, 96 – Perugia

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Programma

Giovedì 21 Settembre

14.30 – 15.30
Partner’s meeting

15.30 – 16.00
La Buona Pratica del Dialogo Interreligioso
Introduce Alex Koensler per l’Università di Perugia

16.00 – 17.30
Workshop con soggetti coinvolti nella Buona Pratica

17.30 – 18.00
Conclusioni

20.30
Cena interculturale presso
Centro Culturale Islamico di Perugia

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Venerdì 22 Settembre

9.00 – 10.00
Partner’s meeting

10.00 – 10.30
Come prevenire la radicalizzazione jihadista
Introduce Rappresentante Camera dei Deputati

10.30 – 12.30
Discussione per valutazioni e suggerimenti

12.30
Conclusioni e Chiusura Lavori

13.00
Buffet

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In collaborazione con

Regione Umbria

Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali,Umane e della Formazione

Università degli Studi di Perugia

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Documento di lavoro

1. Come previsto in fase progettuale e confermato nell’incontro di Bruxelles, la sessione di lavoro che si terrà a Perugia il 21-22 settembre riguarderà la promozione del dialogo interreligioso come importante fattore del processo di integrazione della popolazione immigrata.
Il ruolo assunto dalla religione nella società contemporanea quale componente identitaria, luogo di recupero della memoria di ogni cultura, spazio di prevenzione e gestione di conflitti, ne fa un tramite significativo per il miglioramento dei rapporti tra differenti comunità ai fini della coesione sociale.
Il riconoscimento ed il rispetto dell’appartenenza religiosa di ciascuno possono dare, infatti, un contributo all’effettiva interazione tra etnie, culture e religioni, posto che gli attori in gioco (immigrati ed autoctoni) si riconoscano previamente e reciprocamente come interlocutori di pari dignità.
Come dimostrano criticità o lacune del processo di integrazione delle popolazioni immigrate in molti paesi comunitari, non è stato sufficiente avere facilitato l’accesso alla casa, al lavoro, a scuola e formazione, a livelli accettabili di welfare o infine favorito la ricostituzione della famiglia attraverso i ricongiungimenti, per attivare una reale equiparazione immigrati/autoctoni e di conseguenza costruire i presupposti di una identità condivisa all’interno di una società plurale, produttrice di cittadinanza attiva.
Di fatto, l’avere privilegiato una dimensione per lo più strutturale dei processi di integrazione, non ha consentito di sviluppare adeguatamente politiche ed interventi atti a promuovere spazi e canali di dialogo per contrastare l’insorgere di conflitti suscettibili di minare quel bene comune che è la coesione sociale.
Da più parti si considera fondato che tale insufficienza possa essere considerata in particolare all’origine del malessere di tanti giovani di Seconda e Terza Generazione, giovani che le disattese aspettative di una effettiva equiparazione, spingono oggi alla ricerca di un’identità religiosa capace di colmare la doppia assenza del non sentirsi né pienamente appartenenti alla società in cui vivono, né a quella di provenienza dei genitori.
Sono peraltro questi stessi nodi irrisolti cui si possono imputare i fenomeni di radicalizzazione ed estremismo violento in particolare di frange di giovani musulmani, come da ultimo mostra il recentissimo caso spagnolo.

2. Alla luce di tali presupposti e come logica continuazione delle tematiche affrontate nei precedenti incontri (percorsi di integrazione attivati, sistema di welfare, giovani di Seconde e Terze generazioni), si propone per l’incontro del 21/22 settembre una riflessione sulla Buona Pratica implementata nel territorio umbro sul dialogo interreligioso nell’ambito di Progetti FEI realizzati in collaborazione da Aliseicoop/Università di Perugia/Regione Umbria.
Tale Pratica non punta a valorizzare i saperi religiosi e culturali come “valori in sé”, ma a considerare rappresentanti istituzionali, singoli portatori delle pratiche religiose (fedeli e responsabili di culto) e organismi pubblici e privati, come attori socio/politici che si muovono all’interno di un campo di forze in continua evoluzione, dove si intrecciano saperi culturali e religiosi, opportunità politiche e limiti strutturali.
In breve, l’approccio strutturale suggerito dalla Buona Pratica è stato incentrato sulla comprensione delle dinamiche identitarie e religiose non come fossero riferibili ad un “mosaico di comunità”, ma come una rete dinamica di relazioni in continua evoluzione, attraversata da molteplici forme di appartenenza e sensi di identità.

3. In stretto collegamento con la discussione sulla Buona Pratica di dialogo interreligioso si propone la riflessione sui contenuti di un Progetto di legge, approvato dalla Camera dei deputati il 18 Luglio 2017, finalizzato al contrasto dei processi di radicalizzazione jihadista attraverso iniziative di prevenzione culturale (da affiancare ai servizi di intelligence e di controllo del territorio esistenti) con lo scopo di: diffondere (a scuola, nelle carceri, in famiglia, nei social media) la conoscenza della realtà culturale e religiosa di una società che si vuole plurale; valorizzare una contro-narrazione che consenta ai giovani musulmani di percepire la natura e i caratteri della propaganda jihadista; contribuire a demistificare anche le distorsioni teologiche alimentate da un falso messaggio radicale. Il focus del Progetto di legge si fonda in sostanza sul fatto che il fenomeno di radicalizzazione si combatte anche sul terreno delle idee.

4. Si propongono dunque per l’incontro:
a) la presentazione della Buona Pratica di Dialogo Interreligioso, cui seguirà un workshop allargato ai soggetti attivi nell’ambito della pratica stessa;
b) presentazione del progetto di legge 3558 sulla prevenzione culturale dei fenomeni di radicalismo jihadista.



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